Tagliadebito. Abracadabra, la proposta Carrai

3 Settembre 2014 :: Beppe Scienza :: Attualità

il Fatto Quotidiano (3-9-2014 pag. 14)

C'è chi è convinto di aver la bacchetta magica. Solo così si può pensare di abbattere in modo indolore la montagna del debito pubblico italiano. Da circa tre anni circolano progetti fantasiosi, tutti inutili perché irrealizzabili. In questo gioco a spararla grossa s'è inserito ultimamente anche un finanziere vicino al presidente del consiglio.

La favola inizia nel 2011 con una proposta di Andrea Monorchio, e Guido Salerno Aletta, rispettivamente già ragioniere generale dello Stato e segretario generale di Palazzo Chigi. Le famiglie italiane avrebbero dovuto ipotecare le loro case per il 10% del loro valore, coi soldi ottenuti sottoscrivere 450 miliardi di euro di titoli pubblici all'1,5%, poi lo Stato avrebbe cartolarizzato tali mutui e così fantasticando. Un'idea strampalata, logicamente presto abbandonata.

Venne però sostituita da un'altra, meno arzigogolata ma altrettanto irrealizzabile. Poiché siamo nel campo dei prodigi, serviva una parola magica: al posto di abracadabra questa volta abbiamo il Tagliadebito. La soluzione, declinata in varie forme per altro simili, consiste nel mettere in una qualche scatola finanziaria immobili, società ecc. dello Stato e poi venderla subito, incassando centinaia di miliardi di euro.

Anche per capire come ragionano gli amici-consiglieri di Matteo Renzi, vediamo in particolare la proposta del 15 luglio scorso di Marco Carrai, quale "presidente Cambridge Management Consulting Labs". Orbene, si costituisce una cosa denominata Fondo Patrimonio Italia, mettendovi "gli asset morti dello Stato per estrarvi valore", prelevati da "l'immenso patrimonio immobiliare pubblico". Se ne piazzano poi le quote "a investitori istituzionali, fondi sovrani e al c.d. Bot-People" e ciò "permetterebbe di abbattere di circa 2-300 miliardi il debito pubblico dello Stato".

Peccato che i risparmiatori non così siano fessi, reduci dai disastri dei fondi immobiliari. Ma soprattutto in un tale contenitore finirebbe quanto c'è di più invendibile, non gli immobili di valore, monetizzati prima senza un tale marchingegno.

Però Carrai va anche oltre. A conclusione della sua proposta spiega infatti che "la differenza fra svendere e valorizzare sta in tre parole: efficienza, fantasia e volontà". Finalmente sappiamo con superare ogni difficoltà.

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