Risparmio. I nostri soldi alle aziende decotte

5 Novembre 2014 :: Beppe Scienza :: Attualità

il Fatto Quotidiano 5-11-2014 pag. 14

I tifosi della previdenza integrativa elevano alti lai per il previsto innalzamento al 20% della ritenuta sui rendimenti (titoli di stato e affini esclusi), che è comunque meno del 26% che pagano i poveri cristi. Altro dovrebbe preoccuparli. È la mozione parlamentare n. 1/00602, presentata da Lello Di Gioia del Psi (!) e in odore di approvazione, visto il largo spettro dei firmatari: Pd, Forza Italia, Sel, Scelta Civica, Per l'Italia, Pli ecc.

Non è di facile lettura, raffazzonata con ripetuti taglia-e-incolla dalla Relazione «Iniziative per l'utilizzo del risparmio previdenziale complementare a sostegno dello sviluppo dell'economia reale del Paese» del 9-7-2014, condita con qualche anacoluto, molte ripetizioni, alcune incongruenze.

Ma lascia poco spazio a equivoci sulle intenzioni: si veda l'ultimo punto (g). Decifrando un'unica frase in cattivo italiano di 83 parole e 601 battute, si scopre che la mozione vuole impegnare il governo a "un patto per l'Italia" affinché "parte dei patrimoni gestiti dai fondi pensione e casse professionali" siano investiti "a favore di iniziative per lo sviluppo infrastrutturale dell'Italia" (leggi: finanziare opere pubbliche), "garantendo la rimuneratività degli investimenti". L'ultima richiesta, se può rassicurare i futuri pensionati, preoccupa i contribuenti perché mette a carico dello Stato pericolose garanzie di rendimento.

Ma soprattutto viene calpestato il principio che i soldi nei fondi pensione, nelle casse previdenziali professionali e nelle polizze vita vanno impiegati in investimenti quotati, da un lato per permetterne all'occorrenza lo smobilizzo, dall'altro per contenere le ruberie.

Per quanto scritta male, la mozione è chiara nei suoi obiettivi: far sì che si possa attingere al risparmio previdenziale complementare degli italiani per sopperire ai mancati investimenti dello Stato e per prestare soldi direttamente ad aziende private. Al riguardo è facile intuire quali li otterrebbero: quelle, magari prossime al fallimento, particolarmente ammanicate con gli amministratori di fondi pensione e casse previdenziali professionali. Di cui più di una ha già conquistato il disonore delle cronache per malversazioni venute alla luce.

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