A politica e sindacati il risparmio piace solo gestito

24 Novembre 2016 :: Beppe Scienza :: Alla larga dal Risparmio Gestito

Articolo sul Fatto Quotidiano del 23-11-2016 a pag. 17

È proprio vero che le pensano tutte per ingabbiare i lavoratori nella previdenza integrativa. L’ultima è nella legge di Bilancio 2017 di prossima emanazione. L’articolo 23 non eleva solo a 3 mila euro annui il limite per il trattamento fiscale di favore dei premi di produttività, tassati con un’aliquota sostitutiva ridotta del 10%.

Prevede anche che essi “non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, né sono soggetti all'imposta sostitutiva se versati, per scelta del lavoratore, alle forme pensionistiche complementari”. se la norma verrà approvata, ciò varrà anche superando i limiti altrimenti previsti per i versamenti volontari. Inoltre non verranno tassati né rendite né capitali finali derivanti da tali versamenti. Insomma, esenzione fiscale totale, ma solo se il lavoratore se ne spossessa, appunto mettendoli in un fondo pensione o simile.

Ovviamente sindacalisti, rappresentanti delle imprese ed economisti schierati, tutti più o meno in conflitto d’interesse, ribatterebbero che il fine è nobile. Sarebbe quello di stimolare il risparmio previdenziale. Già, peccato che esso venga considerato lodevole e premiabile solo quando viene dato in pasto all’industria parassitaria del risparmio gestito. Non piace e non merita nessuna agevolazione chi invece vuole accantonare qualcosa per la sua vecchiaia, ma desidera farlo da solo, mantenendolo sotto il proprio controllo, senza pagare balzelli e pedaggi a venditori, pseudo-consulenti, gestori, amministratori, dirigenti di finanziarie e assicurazioni ecc.

Sulla stessa linea e anzi ancora peggiore un’altra trovata dei sindacati concertativi, già perpetrata a danno dei lavoratori della Sogin, società per lo smaltimento delle scorie nucleari. Ed è anteriore alla legge di Bilancio per l’anno prossimo. Già l’art. 13 del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore elettrico del 18-2-2013 rinviava infatti a livello aziendale “l’applicazione del premio di risultato e la normativa in materia di previdenza complementare ecc.”. Cos’hanno combinato allora i furboni della Cgil, Cisl e Uil? Lo si scopre dal comunicato del 28-7-2016 protocollo n. 63 con riferimento al livello di produttività nella misura dell’80-90% dei singoli siti (Caorso, Trino ecc.). È scritto infatti, anche se uno stenta a crederlo, che “la quota di 428 euro verrà erogata in percentuale come sopra, se in busta paga, o a quota intera, se versata al Fopen”, fondo pensione concertativo appunto dei lavoratori elettrici. Quindi non un vantaggio, un’agevolazione fiscale ecc. per chi sceglie il fondo, bensì una penalizzazione per chi non si lascia intrappolare.

I sindacati come principio dovrebbero fare gli interessi dei lavoratori. Non fare risparmiare soldi ai datori di lavoro e danneggiare chi preferisce tenersi quanto gli spetta, per come ha lavorato. Non è forse questa la ragion d’essere di un premio di produttività?

Beppe Scienza

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