A chi è rimasto il cerino in mano delle obbligazioni Alitalia?

10 Maggio 2017 :: Beppe Scienza :: Obbligazioni varie

Articolo sul Fatto Quotidiano del 10-5-2017 pag. 16

Chi ci rimetterà da un fallimento della nuova Alitalia? Per forza gli azionisti, poi di sicuro molti fornitori, i contribuenti italiani, i dipendenti ecc. A prima vista nessun risparmiatore. Ma è proprio così? A giudicare da alcuni dati scovati e forniti da Marco Vinciguerra della Tokos, la situazione è peggiore e anche più opaca.

L’Alitalia-Società Aerea Italiana (SAI), cioè l’attuale compagnia subentrata alla precedente, ha emesso diverse obbligazioni per importi rilevanti. Vogliamo però concentrarci su quella da 375 milioni di euro che circola sul mercato secondario, di cui si parla pochissimo o niente. È il prestito Alitalia-SAI 5,25% 30-7-2020, codice Isin XS1263964576, quotato in Irlanda.

Sorvoliamo sull’entusiasmo ostentato dell’amministratore delegato Silvano Cassano che lo definiva “un importante segnale di fiducia dei mercati finanziari”, a ulteriore conferma di quanto sia idiota la massima di Borsa “Il mercato ha sempre ragione”.

Guardiamo piuttosto l’andamento delle quotazioni: pressoché immobili vicino a 100 sino a novembre, sono cominciate a scendere e ora boccheggiano sotto 20. Ma chi ha ora il cerino acceso in mano? Dai dati di Bloomberg, per titoli simili inevitabilmente incompleti, ne avrebbe in misura significativa Unicredit spa per 2,8 milioni di euro, Kairos ltd per 2,4 milioni e Agorà Investments sgr per 1,3.

Ma le hanno in proprietà, cioè rischiando essi stessi, o sono piuttosto di loro clienti? E tutte le altre? Quante ne sono finite in fondi comuni e/o fondi pensione, magari comprate a 100 e poi rivendute ai prezzi attuali? Questa è infatti la tecnica adottata dai gestori in questi casi, per nascondere lo sporco sotto il tappeto, affermando bellamente di non possederne, dopo avere scaricato le perdite sui malcapitati clienti del risparmio gestito.

In ogni caso questa volta, se si arriva al crac, non c’è da sperare nelle ciambelle di salvataggio che il Tesoro, ministro Giulio Tremonti, gettò nel 2009 per mitigare le perdite di obbligazionisti e addirittura azionisti della vecchia Alitalia.

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