Il Corriere della Sera congiura contro il Tesoro? Forse no

10 Agosto 2017 :: Beppe Scienza :: Cattivo giornalismo

Post sul blog del Fatto Quotidiano del 10-8-2017

Mi hanno segnalato quanto pubblicato dal Corriere della Sera sui Btp Italia, chiedendomi se davvero il quotidiano milanese voglia fare guerra al dipartimento del Tesoro, denigrando i suoi titoli. Ho quindi guardato il numero del 24 luglio 2017 e in particolare a pagina 39 un articolo e una tabella nell’ampio servizio Guida al risparmio, dalle Borse ai Btp. Fai il check-in al tuo portafoglio, in ogni caso anche e ancora su Internet: qui il link. Fra l’altro, ero convinto che si dicesse check-up, ma evidentemente la lingua è cambiata.

L’articolo con la tabella non è di un giornalista, ma di un tecnico del settore (Angelo Drusiani), da anni gestore o consulente di Banca Albertini Siz, frequentissimamente intervistato da varie testate (Sole 24 Ore, Panorama, l’Espresso eccetera) e regolarmente presentato come il massimo esperto del mercato obbligazionario. Ebbene, dai numeri pubblicati risulta che i Btp Italia 2024 rendono circa l’1,5% annuo netto meno dell’inflazione. Precisamente uno 0,40% lordo rispetto a un’ipotesi inflattiva dell’1,84%.

Se bisogna credere a quanto pubblicato, è proprio un tiro mancino per Maria Cannata, dirigente generale del dipartimento del Tesoro, convinta e orgogliosa di fornire coi Btp Italia un valido strumento ai risparmiatori per difendere quanto mettono da parte. Davvero sconfortante. Con l’inflazione ipotizzata ciò significherebbe che da qui alla scadenza uno ci rimette circa il 10% in potere d’acquisto. Ma che brutto paese l’Italia.

C’è però un’altra scuola di pensiero, che si rifà invece alla tesi del livello scadente del risparmio gestito e del giornalismo economico in Italia. Seguendo questa scuola di pensiero minoritaria, quei rendimenti sono sballati e probabilmente derivano da un travisamento dei dati di Bloomberg. Con un’inflazione dell’1,84%, il rendimento nominale lordo dei Btp Italia 2024 o 2023 non è intorno allo 0,40% come pubblicato, bensì sul 2,25% annuo lordo. Ciò tranquillizza molto, perché conduce grosso modo a uno 0,1% netto più dell’inflazione. Che non manda in solluchero, ma almeno protegge il capitale.

Quindi l’Italia resta un brutto paese, ma per altri motivi. E per difendersi dall’inflazione, che magari scenderà di nuovo sotto zero, ma ora è sopra, i Btp Italia restano una soluzione non entusiasmante ma valida. Di meglio ci sono solo alcune serie di buoni fruttiferi postali, non più sottoscrivibili, e il tanto denigrato Tfr.

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