di Beppe Scienza su L’Espresso (n. 32, 7-8-2026, p. 79)
Nati nel 1924, i fruttiferi postali restano uno strumento sicuro ma bisogna fare alcune distinzioni: una guida pratica tra vincoli, rendimenti e le insidie dei libretti a scadenza rigida.
I buoni fruttiferi postali risalgono al 1924. La rete degli sportelli delle Poste un secolo fa era ben più capillare di quella delle banche. Logico quindi che diventasse un canale per raccogliere il piccolo risparmio. Da allora molto è cambiato, in più fasi e soprattutto negli ultimi decenni. La stessa espressione “risparmio postale” è poco chiara. Un tempo individuava buoni e libretti postali, ma ora le Poste piazzano allo sportello prodotti del risparmio gestito alla stregua delle banche. Collocano fondi pensione, piani individuali pensionistici (pip), polizze vita, ugualmente studiati per raschiare più soldi possibile ai clienti con commissioni, provvigioni, spese, caricamenti. Buoni e libretti della Posta sono visti, da quanti...


