Spread: l'allarme resta

19 Ottobre 2012 :: Administrator :: Attualità

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Evviva, lo spread è sceso! Da mesi gli occhi degli italiani sono puntati su questo termometro della salute dell'Italia, sino a pochi anni fa conosciuto solo agli addetti ai lavori. Ora che si è avvicinato a 300, è un tripudio nazionale. Lo spread, ossia il maggior rendimento dei titoli italiani e in particolare di quelli decennali rispetto a quelli tedeschi, è un indicatore significativo. Se le Bundesanleihen rendono il 1,5% e i Btp decennali il 4,6%, il motivo è uno solo: si continua a ritenere più probabile un fallimento dell'Italia che della Germania. È infatti una frottola che un tale differenziale dipenda dalla minore liquidità dei titoli di stato italiani; e sono fuori luogo i rimandi alla perdita della sovranità monetaria del Tesoro italiano, perché vale anche il Tesoro tedesco. Soprattutto hanno spread più bassi titoli in euro di paesi privi di ogni voce nella Banca Centrale Europea (BCE): Polonia (il 2020 al 2,6%), Brasile (il 2017 all'1,7%) e anche Turchia, Messico ecc. I risparmiatori, che rifuggivano i titoli di stato italiani quando rendevano tanto, ora che rendono meno li sottoscrivono entusiasti. Si veda il successo della terza emissione di Btp Italia. Non che sia una schifezza, ma sarebbe curioso sapere quanti hanno presente che i corsi della prima emissione finirono anche sotto i 93 euro, precisamente il 26-3-2012, rischio che coi buoni fruttiferi postali non si corre. L'Italia è davvero rientrata nel novero dei paesi sani? È presto per spellarsi le mani ad applaudire il governo. Come mostra il grafico in fondo all'articolo, lo spread Italia-Germania era già sceso circa altrettanto. Nel frattempo non vi sono stati miglioramenti sostanziali per il debito pubblico, che è il macigno che grava sullo Stato italiano, per cui è solo una speranza che non salga ulteriormente. La novità è che la BCE potrebbe intervenire per aiutare i titoli italiani. Ma se si arriva lì, bisognerà vedere quali condizioni verranno imposte all'Italia e quali reazioni politiche ne scaturiranno. Tenere sotto controllo un debito pari al 123% del prodotto interno è sempre arduo e può diventare impossibile con una crisi economica e/o una classe politica vorace. La fa troppo facile anche la BCE che nel numero di settembre 2012 del suo Bollettino Mensile (pagg. 93-98) prevede comunque sotto il 120% il rapporto debito/Pil a partire dal 2018 anche nello scenario definito sfavorevole. Che sarà sfavorevole, ma lo è in misura edulcorata, perché viene ipotizzata una variazione del Pil solo del -1,2% nel 2012 e addirittura un +0,5% nel 2013. È come dire che una persona gravemente malata di cuore nel caso più sfavorevole dovrà prendere molte medicine. Nel caso più sfavorevole morirà.

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