L'oro del Reno e del Tevere

5 Novembre 2012 :: Beppe Scienza :: Attualità

Dal blog cadoinpiedi.it

Lo stesso punto di partenza porta in Germania a un'esigenza di rassicurazioni, tipicamente tedesca, in Italia invece a silenzi inammissibili, pretese demagogiche e proposte dilettantesche.

Oro della Bundesbank. Il punto di partenza sono le riserve auree della banca centrale. La corte di conti tedesca ne ha richiesto un inventario, che ne verifichi sia i quantitativi, sia l'autenticità.
Tale richiesta mira anche a fare chiarezza sulle voci secondo cui molto dell'oro della Federal Reserve sarebbe stato segretamente prelevato e magari addirittura sostituito con lingotti di tungsteno dorati. Delle 3.396 tonnellate di oro della Bundesbank ufficialmente più di due terzi non sono a Francoforte sul Meno, bensì 1.536 proprio alla Federal Reserve a New York, 450 alla Bank of England a Londra e 374 alla Banque de France a Parigi. Ai tempi della guerra fredda si voleva così proteggere l'oro da un'eventuale occupazione del Patto di Varsavia. Al riguardo la Germania ha una certa esperienza: il Terzo Reich poté resistere anche grazie all'oro saccheggiato dalle banche centrali degli stati occupati.
Per altro si può convenire col governatore stesso, Jens Weidmann, che obietta che la Bundesbank ha problemi più impellenti che inventariare l'oro, la cui rilevanza è confutata da quotati economisti, quale Wolfgang Münchau.


Oro della Banca d'Italia. Cosa capita invece in Italia? La banca centrale possiede 2.452 tonnellate d'oro del valore attualmente di circa 103 miliardi di euro (Relazione annuale 31-5-2012) ma ben tiene segreto quanto sia depositato all'estero. Quindi per cominciare c'è da chiedersi perché i cittadini siano trattati come sudditi.
Poi potremmo registrare la richiesta di alcune associazioni di consumatori di venderne una parte per rilanciare la crescita economica. È una vecchia storia: ogni tanto qualcuno salta su a farsi bello con tali proposte, che ovviamente non hanno nessun seguito. Per giunta esse non c'entrano nulla col c.d. consumerismo, per cui mai formula richieste simili la tedesca Stiftung Warentest (unica entità a tutela dei consumatori, al posto di alcune decine di associazioni italiane).
Più interessante smontare la trovata del direttore del settimanale il Mondo, ulteriore conferma del basso livello del giornalismo economico italiano. Propone infatti (il Mondo, 2-11-2012 pag. 7) che l'Italia e il Portogallo emettano titoli di stato garantiti dall'oro delle riserve. Un'idea davvero balzana, frutto della totale ignoranza delle dinamiche dei mercati finanziari.
Sorvoliamo sulle difficoltà pratiche: l'oro dovrebbe essere trasferito presso uno stato terzo, perché altrimenti la garanzia non varrebbe nulla. Soprattutto verrebbe dato agli investitori un segnale devastante: l'Italia al livello di chi porta i gioielli al monte di pietà, costretto a darli in pegno per ottenere credito. Gli altri titoli chiaramente crollerebbero, con gioia dei lettori del Mondo cui comunque nei decenni passati sono stati consigliati investimenti sciagurati uno dopo l'altro.
È anche semplicistico affermare che così "non vi sarebbe alcuna necessità di vendere l'oro", perché in caso di insolvenza l'oro verrebbe comunque coattivamente venduto.
Bisogna dire che negli editoriali di Enrico Romagna-Manoja, l'attuale direttore del Mondo, si nota un grave scollamento dalla realtà italiana. Si veda quello del 16-9-2011 (pag. 5) quando scrisse: "Tutti, al nord come al sud, avrebbero accettato senza protestare più di tanto un innalzamento immediato dell'età pensionabile a 65 anni per uomini e donne". Ma aveva provato a chiedere il parere di un qualunque 61-enne, 62-enne ecc. in procinto di andare in pensione?

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