"Così ti faccio spendere meno in tasse", i consigli non sempre in buona fede

10 Dicembre 2018 :: Beppe Scienza :: Alla larga dal Risparmio Gestito

Articolo sul Fatto Quotidiano del 10-12-2018 pag. 22

Molti contribuenti, magari ritirando i moduli per le imposte di novembre e dicembre, anche quest’anno si sono sentiti fare discorsi del tipo: “Faccia un versamento nella previdenza integrativa entro dicembre, così ridurrà l’Irpef per il 2018”.

Un consiglio non sempre in buona fede. Sistematiche sono infatti le iniziative delle reti di promotori e sim, ma ancor più di singoli venditori porta a porta, per agganciare consulenti fiscali, tributaristi, commercialisti ecc. e trasformarli in segnalatori. Cioè per indurli, opportunamente prezzolati, a indirizzargli potenziali polli da spennare.

Un fiscalista ha anche gioco facile: conosce la situazione reddituale dei propri clienti e appare titolato a fornire soluzioni per pagare meno tasse. Il problema è che, per un’informazione completa, dovrebbe dire: “Così facendo lei ridurrà l’Irpef dovuta per il 2018 e facilmente si darà la zappa sui piedi”. È vero infatti che sarà minore l’imposta per l’anno in corso, portando in deduzione versamenti nella previdenza integrativa fino a circa 5.000 euro l’anno. Peccato che a fronte del risparmio immediato ci si intrappoli con le proprie mani in un meccanismo che mangerà soldi anno dopo anno. Addirittura per decenni, se uno è più o meno giovane.

Dati sull’onerosità dei prodotti in questione sono pubblicati dallo stesso organo di controllo (Covip), utilizzando per altro l’edulcorato indicatore sintetico dei costi (Isc). Secondo l’ultima relazione Covip essi risultano per i fondi pensione aperti mediamente dell’1,3% sui dieci anni arrivando però anche al 2,8% annuo, mentre sui trentacinque anni dell’1,2 toccando il 2,4 per cento. Ancor peggio per i piani individuali previdenziali, cioè le polizze vita travestite da previdenza integrativa dalla normativa del 2005 per fare partecipi del business anche le compagnie di assicurazioni. Con questi ultimi si arriva a costi percentuali rispettivamente del 4,1 e del 3,5 annuo. Ciò significa rimetterci in dieci anni il 34% e in 35 anni il 71%.

Una valutazione approfondita delle singola proposte richiede conteggi non banali. Però, salvo per chi è agli sgoccioli per andare in pensione, uno può fare conto che nel corso degli anni verrà alleggerito di una somma maggiore del tanto agognato risparmio fiscale. Il quale, come per le polizze vita detraibili di un tempo e ora per i piani individuali di risparmio (Pir), di fatto se lo pappa praticamente tutto l’industria parassitaria del risparmio gestito.

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