I padroni delle notizie


I padroni delle notizie

Giuseppe Altamore,
Bruno Mondadori, 2006, p. 200, € 12,5

Come la pubblicità occulta uccide l’informazione

Presentazione dell’autore

La pubblicità occulta, una malattia che sta consumando il giornalismo. Citare benevolmente un marchio o un’azienda in un articolo è solo la punta dell’iceberg. Ormai gli inserzionisti, cioè coloro che legittimamente pagano per essere presenti con la loro pubblicità sui media, dettano legge in redazione e condizionano le strategie editoriali, stabiliscono ciò che si può pubblicare oppure no. Molto spesso è il silenzio, la censura il risultato delle pressioni esercitate dai "Padroni delle notizie". Per anni i lettori non hanno saputo che ben 70.000 modelli della Lancia Dedra avevano un pericoloso difetto che forse ha causato il cancro e la conseguente morte di alcuni automobilisti. Un fatto deliberatamente ignorato dalla stampa, anche quella specializzata, per non perdere la pubblicità della Fiat, come tristemente sta dimostrando un processo tuttora in corso presso la Procura della Repubblica di Bari. Ma possiamo parlare anche del risparmio tradito: gli scandali finanziari "sfuggiti" alla grande stampa. E se gli inserzionisti comandano in redazione, i giornalisti a loro volta si lasciano corrompere facilmente, a volte solo con un gadget o un viaggio in una località esotica. Come i 26 "invitati speciali" a una conferenza stampa a Santo Domingo in cui è stata presentata una pillola anticoncezionale che "non fa ingrassare e rende la pelle liscia", come hanno scritto con piglio da pubblicitari i giornalisti che si sono spinti sulle esotiche spiagge caraibiche. Le forme di ingerenza sono moltissime: oltre ai viaggi deluxe a spese delle multinazionali, si può essere chiamati a coordinare una dibattito o un convegno di un noto inserzionista in cambio di un ricco gettone di presenza. Una delle forme più diffuse di corruzione, con tanto di tariffario: da poche centinaia di euro per i giornalisti della carta stampata a 15.000 euro e più per i mezzibusti della tivvù.

Stiamo parlando di un vero e proprio scandalo di cui ovviamente la stampa non parla. Ma il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti ha approvato un documento, un j'accuse piuttosto duro nei confronti della categoria: "Troppo spesso il cittadino non è messo in grado di capire se il messaggio che gli viene inviato ha natura esclusivamente informativa o se vuole, invece, indirizzarlo e convincerlo a scelte commerciali". Il documento stigmatizza le "iniziative editoriali subordinate a esigenze di marketing" e lancia una vasta campagna che dovrebbe accertare l'esatta dimensione della contaminazione. Si parla di "monitoraggio delle molteplici forme in cui si realizza la commistione tra informazione e pubblicità". È un allarme molto chiaro. È come se fosse stata diagnosticata una grave malattia e il medico avesse ordinato "esami approfonditi".

I dossier del Mondo: informazione o pubblicità?

pag. 113-115

Gli "speciali" sono una sorta di buco nero rispetto al tema centrale di questo libro. Gli speciali si mettono in pista in occasione delle grandi fiere o di ricerche di mercato o ancora perché qualcuno semplicemente ha deciso di far parlare di sé "finanziando" un bel supplemento con pagine di pubblicità tabellare e articoli "concordati". Si fanno paginate di speciali in occasione dello Smau (la grande fiera dell’hi tech di Milano); pullulano di motori rombanti le pagine dei quotidiani e i supplementi dei periodici nei giorni del Motorshow. Si parla e si straparla di risparmio con tanto di pubblicità delle banche in occasione della Giornata mondiale del risparmio. Un’occasione formidabile per i gestori dei fondi comuni. Anche se i danni prodotti da fondi comuni e gestioni patrimoniali risultano evidenti in ogni analisi indipendente: si vedano per esempio quelle dell’autorevole Ufficio studi di Mediobanca. "Eppure il travaso di risparmio a vantaggio delle società di gestione continua. Perché? In larga misura per il ruolo svolto dal giornalismo economico, che di norma si riduce a fare da altoparlante di banche, assicurazioni, società di gestione e reti di vendita", dice il professor Scienza.

Un esempio clamoroso è l’ennesimo dossier sul risparmio gestito pubblicato dal settimanale il Mondo sul n. 30 del 23 maggio 2003. "Presentato come un servizio giornalistico, per i contenuti potrebbe essere un inserto di pubblicità redazionale", accusa Scienza. Occupa infatti 20 pagine (pp. 73-92), di cui 11 sono un’antologia di dichiarazioni promozionali di esponenti di società del settore, 8 sono pubblicità delle medesime e la stessa copertina trabocca di espressioni accattivanti: "Investitori, primi segnali di fiducia…", "…le sgr studiano nuovi prodotti". In particolare il "dossier": incomincia con foto e lunghe dichiarazioni di Guido Cammarano, esponente di Assogestioni, che occupano circa 2 pagine.

Peccato che Cammarano non sia certo un osservatore indipendente. Ma ciò nonostante nessuna delle sue affermazioni, per quanto discutibili, viene messa in dubbio dal Mondo. Le restanti pagine sono poi costituite all’80-90 per cento da dichiarazioni di dipendenti di società del risparmio gestito (e da frasi di contorno), sempre trionfalistiche e mai contestate dal Mondo.

"In realtà il risparmio gestito italiano continua a distruggere ricchezza, ma di questo il Mondo non fa parola", commenta il professor Scienza. "Né degna della minima citazione le meticolose e ponderose analisi di Mediobanca che ne hanno dimostrato il fallimento, mentre intervista due esperti di finanza societaria della Thillinghast Towers Perrin (pag. 86)".

A questo punto non stupisce che un tale "dossier" sul risparmio gestito abbia molte pagine di pubblicità delle stesse società di cui il settimanale ha pubblicato con risalto le dichiarazioni unilaterali. Ecco l’elenco delle pubblicità: pag. 77, Banca Mediolanum (intervista); pag. 79, BPB Prumerica (intervista); pag. 81, Crédit Agricole (intervista); pag. 83, Ersel (intervista); pag. 85, Arca (intervista); pag. 87, Hypo Alpe-Adria-Bank (intervista); pag. 88, Ing Investment Management Italia (intervista); pag. 91, Bancoposta (intervista). Se volete divertirvi potete continuare da soli alla ricerca di casi simili diffusi ormai su gran parte della stampa. Perché nessun settore si salva, nemmeno quello dei libri.

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