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Il risparmio tradito ® a cura di Beppe Scienza
Perché evitare risparmio gestito e previdenza integrativa

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Perché evitare risparmio gestito e previdenza integrativa

Il risparmio tradito ®

Conto corrente ad alto rendimento

Pubblicato giovedì 19 febbraio 2009

Articolo di Maurizio Maggi su L'espresso del 19-2-2009 (pag. 126-129) con commento di Beppe Scienza sui conti deposito.

Traditi dalla Borsa e spaventati dalla crisi i risparmiatori si rivolgono ai conti correnti che promettono più del 4 per cento. Ma c'è da fidarsi? Come funzionano? Dureranno? Ecco le risposte:

Sebastien Egon Fürstenberg, nipote di Gianni Agnelli, fondatore e presidente della genovese Banca Ifis, si appresta a tagliare il rendimento del suo Rendimax, il conto di deposito che ha 'resistito' a tre limature dei tassi da parte della Banca centrale europea. A marzo, il 4,75 per cento annuo lordo - pari al 3,53 netto - sarà rivisto al ribasso, dopo essere stato il conto di deposito più generoso senza essere legato a speciali vincoli o promozioni.

Scenderà un pochino pure il 4,70 per cento pubblicizzato massicciamente, nelle ultime settimane, da CheBanca!, il giovane istituto al dettaglio di Mediobanca. Anche il Conto Arancio, storico leader dei conti di deposito senza spese e con il tasso attivo, sgancia qualche centesimo di interessi in meno con la sua celebre zucca. Difficile, tuttavia, ipotizzare che gli inevitabili adeguamenti al calo dei tassi possano impiombare le ali a uno dei prodotti più amati dagli italiani in tempi di tempesta finanziaria.

Con le economie in difficoltà, la sirena dei conti correnti ad alto rendimento esercita un grande fascino. "Rispondono alla voglia di sicurezza, perché come tutti gli altri conti correnti sono garantiti dal Fondo di tutela dei depositi fino a 103 mila euro, ma hanno rendimenti ben superiori a quelli dei Bot che, insieme alle Poste, sono visti come un rifugio altrettanto rassicurante", sostiene Chiara Fornasari, partner di Prometeia, società di analisi e consulenza.

Eppure i conti correnti 'normali' non se la passano così male. La situazione può apparire paradossale: da un recente sondaggio dell'Adusbef, l'Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari, di fronte al quesito "A chi affidereste a occhi chiusi i vostri risparmi?", il 69 per cento ha risposto: "A nessuno" (solo il 7 per cento dei 1.735 interpellati ha indicato le banche).

La fiducia nelle banche è dunque ai minimi storici, e si poteva ipotizzare una certa disaffezione verso lo sportello? Niente, nessuno si muove. Ancora: con l'asta del Tesoro di fine gennaio, il rendimento netto dei Bot è sceso all'1,29 per cento netto e, a fine novembre 2008, il rendimento medio netto dei conti correnti italiani era dello 0,90 per cento. Ebbene, gli italiani continuano a tenere in giacenza la colossale somma di 666,5 miliardi di euro.

Perché la gente, nonostante la scarsa ammirazione per gli istituti di credito e i mugugni a non finire, non se ne va dalle banche sbattendo la porta? Una risposta ce l'ha Beppe Scienza, docente di Analisi finanziaria all'Università di Torino, indefesso fustigatore dei comportamenti degli istituti di credito e dei fondi comuni, e autore del puntuto pamphlet 'Il risparmio tradito': "Grazie ai messaggi che arrivano dalla politica e soprattutto alla storia degli ultimi ottant'anni, durante i quali nessun istituto di credito è stato abbandonato al proprio destino, i risparmiatori hanno capito che in Italia le banche non saranno mai fatte fallire e che i conti correnti sono più che sicuri. Nutrono una fiducia primaria sulla solidità delle banche ma, non essendo stupidi, non hanno alcuna fiducia sui prodotti elaborati, complicati, strutturati".

Crescono quindi sia la massa dei depositi e il numero dei clienti degli istituti di credito classici, sia quelli con centinaia o migliaia di sportelli sul territorio, che quelli delle banche senza grosse strutture 'fisiche', che puntano tutto o quasi su Internet o sul telefono.

Eppure, qualche forma di migrazione dal primo tipo di istituto all'altro è senz'altro avvenuta, anche se dalle statistiche non salta fuori. Nei primi 11 mesi dell'anno scorso, la raccolta attraverso i conti correnti dell'intero sistema creditizio è cresciuta del 9,6 per cento. Se si calcolano solamente le Bcc, le banche di credito cooperativo, considerate più vicine, anche fisicamente, alla clientela al dettaglio, l'incremento risulta più significativo: più 12 per cento. Ma anche il gruppo Intesa San Paolo, che da solo vale un quinto del mercato italiano, si vanta di aver aumentato i clienti nel corso del 2008: con 136 mila in più a fine settembre 2008 ora sono circa 11,4 milioni. La concorrenza delle sirene dei conti correnti non ha lasciato alcuna traccia?


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