Il risparmio tradito ® a cura di Beppe Scienza
I danni causati ai risparmiatori da fondi, gestioni e previdenza integrativa.

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Il risparmio tradito ®


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Capire o inveire? Forse i tedeschi non hanno tutti i torti:
“Coronabond, perché la Germania non li vuole”.
post di Beppe Scienza del 1-4-2020 nel blog del Fatto Quotidiano.

La truffa dei fondi comuni

Pubblicato domenica 5 ottobre 2014

Pubblicato sul blog di Beppe Grillo (5-10-2014)

Molti italiani hanno qualcosa da parte, anche senza essere ricchi. Peccato che una bella fetta dei loro risparmi sia in fondi comuni e simili. Tali prodotti attualmente hanno molto successo. Quasi 1.500 miliardi di euro sono nelle mani del risparmio gestito. Ovvero in cattive mani.

Il successo di vendita non è infatti frutto di buoni rendimenti. Ma piuttosto di una sistematica manipolazione della realtà da parte di banche e promotori finanziari; e ultimamente anche di impiegati delle Poste e cosiddetti consulenti finanziari indipendenti.

Quelli che seguono non sono segreti, per chi è addentro nel mondo finanziario. Sono cose che gli addetti ai lavori sanno benissimo e su cui, parlando fra di loro, concordano. Ma le tengono nascoste ai risparmiatori, perché tutta l'industria del risparmio gestito prospera ingannando i clienti; e i suoi dirigenti si arricchiscono rifilando porcherie e porcheriole.

Sono cose notissime anche ai giornalisti economici, che però di regola sono culo e camicia con banche, società di gestione ecc. E anche volessero scriverle, quasi nessuna testata gliele pubblicherebbe.

Per fortuna si possono però pubblicare in questo blog.
Ecco dunque i principali artifizi per abbindolare i risparmiatori e rifilargli fondi comuni.

1. Spacciare per successi i fallimenti
Banche e venditori porta a porta sbandierano i rendimenti dei fondi dal 1984, quando sono partiti in Italia. Certo che i soldi messi nei fondi sono mediamente aumentati; e ci mancherebbe altro in 30 anni. Ma ha ottenuto regolarmente di più chi ha fatto da solo, semplicemente rinnovando i Bot (lo dimostra un'indagine di Mediobanca). E ancora di più chi ha sottoscritto buoni fruttiferi postali. Due investimenti semplici, praticamente alla portata di tutti.

2. Barare sui rendimenti
È una tecnica truffaldina classica. Attualmente un risparmiatore non sa che pesci pigliare, perché Bot, Cct, Btp, Buoni postali rendono pochissimo. Allora il venditore gli mostra alcuni fondi dicendo: "Questi rendono più del 4%". È una truffa: tutt'al più hanno reso il 4% nell'ultimo anno. Mentre adesso i fondi monetari e obbligazionari sono sintonizzati su rendimenti futuri vicini allo zero e anche sottozero. Però i giornali, per favorire le vendite, non lo dicono e anzi pubblicano tabelle del tipo "I fondi che rendono di più". Imbroglioni: non "che rendono", bensì "che hanno reso", senza nessun merito dei gestori.

3. Creare allarmismi infondati
I venditori di fondi spaventano i risparmiatori raccontandogli che i fondi sono più sicuri, perché ora i titoli di Stato italiani possono ridurre il tasso d'interesse, rinviare il rimborso ecc. Li autorizzerebbero le cosiddette Cacs: Clausole di azione collettiva. È una frottola. Anche i titoli tedeschi prevedono tali clausole, che non sono contro i risparmiatori, bensì contro i fondi avvoltoio (vedi Argentina). E non aumentano il rischio di fallimento.

4. Ingigantire le difficoltà
Banche e promotori raccontano che i mercati finanziari sono difficili, insidiosi ecc., quindi inadatti al normale risparmiatore. C'è del vero, peccato che i gestori dei fondi regolarmente facciano figure barbine: i fondi azionari fanno peggio delle Borse, gli obbligazionari peggio del reddito fisso ecc. Anche questo appare dalla ricerca di Mediobanca. Per altro esistono investimenti certo non complessi e alquanto sicuri, come i buoni fruttiferi postali.

5. Frasi ingannevoli
Una furbizia dei venditori di fondi azionari, ma anche di fondi pensione, sono le espressioni capziose del tipo: "Con un fondo azionario si può ottenere di più che coi titoli di Stato o i buoni postali". Senza dire che si può ottenere anche molto meno; e anche subire crolli disastrosi. Ugualmente i giornali: "Coi fondi pensione si può battere il TFR". Ma si può anche finire in pesante perdita, cosa che non viene mai detta.

6. Nessuna trasparenza
Che i fondi comuni italiani siano trasparenti è una delle tante frottole dei loro venditori e propagandisti. Vedi il Sole 24 Ore che ripete da anni: "La chiave del successo dei fondi comuni presso le famiglie italiane è la trasparenza" (21-6-2003, Plus p. 9) e a ruota gli altri giornali. Per confutare tale bufala basta dire che i partecipanti non hanno mai diritto di conoscere i dati (prezzo, giorno ecc.) delle compravendite fatte coi loro soldi. Non solo, inizialmente (1984) c'era più trasparenza e poi (1993) è stata ridotta. Ma certo! Al buio si ruba meglio.

7. Lo sporco sotto il tappeto
La banda del risparmio gestito si vanta di avere evitato per esempio le Parmalat, i titoli della Grecia ecc. Tutto falso. Ai fondi è bastato vendere, dopo il crollo, ma prima della fine del semestre, quando debbono elencare i principali titoli posseduti. Altra tecnica truffaldina: quando un fondo precipita, lo chiudono, lo fondono con un altro o lo spostano di categoria e così sparisce dalle graduatorie.

8. Urgenza fasulla
Tipica furbata di banche e promotori è presentare le proposte come occasioni irripetibili, con scadenza brevissima. "Questo condizioni valgono solo per una settimana". Tutte frottole per non dare tempo per approfondimenti. La settimana dopo ci sarà un altro prodotto-immondizia, simile a precedente, e così via per i prossimi cinquant'anni.

9. Vantaggi fiscali inventati (1)
Su La Stampa Sandra Riccio favoleggia di un "buco" nella legge che favorirebbe gli investimenti attraverso fondi comuni bilanciati e titola allegramente "Il fai-da-te paga più tasse" (5-5-2014, tuttosoldi p. 19). Un risparmiatore sarebbe tassato al 15,2% con un fondo e al 21,3% investendo da solo. Tutto falso, con gli stessi investimenti potrebbe pagare anche solo il 6,4%. Dipende dai rendimenti che ottiene, senza nessun trattamento di favore per i fondi comuni.

10. Vantaggi fiscali inventati (2)
Raccontano che i fondi comuni ora convengono di più (!?) perché sono tassati solo quando si esce, anziché di giorno in giorno come fino a metà 2011. Altra menzogna, perché va perso il recupero automatico delle imposte in caso di perdite, a fronte di una riduzione della tassazione spesso irrisoria (per esempio -0,02% annuo).

11. Prodotti della ditta o peggiori
Per ingannare meglio i clienti, banche e promotori raccontano che scelgono i fondi migliori e poi offrono quelli ai risparmiatori, anziché i prodotti della casa. Ciance: scelgono i fondi che gli rigirano più commissioni, anche a prescindere dalle facili malversazioni.

12. L'inglese per imbrogliare
Per mettere in soggezione i risparmiatori, venditori e giornalisti eccedono poi in termini inglesi. Non obbligazioni, ma bond. Non azioni, ma equity. Non immobili, ma real estate. Non venditore di investimenti, ma wealth portfolio manager. Non consulente, ma fee only planner. Non investimenti a reddito, ma income oriented. Non ripartizione, ma asset mix. Non alto rendimento, ma high yield. Se uno parla così, è per imbrogliare il cliente o per coprire la sua crassa ignoranza.

Conclusioni
I fondi comuni hanno un solo vantaggio rispetto ai fondi pensioni o alle polizze vita. Si può uscire qualunque giorno. Quindi non rimandare a domani quello che puoi fare oggi.


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Da: ilfattoquotidiano.it, Blog | di Beppe Scienza (29 giugno 2011) Dal 1° luglio 2011 parte una diversa tassazione dei fondi comuni d’investimento italiani. L’industria parassitaria del risparmio gestito la sbandiera come molto vantaggiosa per i risparmiatori. Addirittura come l’inizio di una palingenesi per i fondi comuni. Ovviamente i giornalisti economici ripetono come pappagalli tale scempiaggine. In realtà con la nuova normativa fiscale i clienti dei fondi di diritto italiano pagheranno nel complesso più tasse di prima. Finora erano tassati col sistema introdotto da Vincenzo Visco nel 1...

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L'indagine di Mediobanca su fondi comuni, fondi pensione italiani, evidenzia una distruzione di valore pari a circa 86 miliardi di euro nell’ultimo quindicennio, quattrini portati via ai risparmiatori e finiti nella tasche di venditori, gestori, intermediari ecc. La ricerca è frutto dell'iniziativa e dell'impegno di Fulvio Coltorti, un economista onesto e competente, per decenni responsabile dell'area studi del gruppo Mediobanca.

I fondi comuni sono prodotti poco trasparenti e conti alla mano hanno reso meno dei titoli di Stato. Ecco perché è meglio evitarli!

Attenzione a chi consiglia di vendere i titoli posseduti, per passare a fondi comuni e gestioni patrimoniali.

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In quanto a previsioni su tassi d'interesse, cambi ecc. faccio mia la battuta di Karl Otto Pöhl, allora governatore della Banca Centrale Tedesca:

«Ich gebe keine Zins- oder Wechselkursprognosen ab, zumindest schon gar nicht für die Zukunft».