Il risparmio tradito ® a cura di Beppe Scienza
I danni causati ai risparmiatori da fondi, gestioni e previdenza integrativa.

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Vendono l'Italia alla Cina

Pubblicato mercoledì 14 settembre 2011

Intervista a Beppe Scienza su Cadoinpiedi.it

Pechino pronto ad investire in titoli di Stato italiani. Sarebbe una soluzione tampone, rischiosa per i cinesi più che per noi italiani. Perché se hai 10 mila euro di debito con una banca, hai un problema. Se hai 100 milioni di euro di debito con una banca, la banca ha un problema.

Nelle ultime ore ha preso corpo l'ipotesi di una cessione consistente di titoli italiani alla Cina. Che succede?

Chiariamo una cosa: la soluzione non è che i titoli di stato italiani li compri qualcuno da qualcun altro, la soluzione è iniziare a rimborsarne e ridurre il debito. Sul momento può andare bene se qualcuno è disposto a comperare i titoli di Stato italiani perché c'è gente che li vende e quindi questo può sollevare i prezzi, però non è questa la soluzione per un medio periodo, è soltanto un tampone. Il fatto che i cinesi avendo un surplus a differenza degli stati europei, avendo soldi da investire, anziché prendere soldi in prestito da altri, comprano dei titoli di stato italiani (pare che ne abbiano già il 4% che vorrebbe dire circa 70 miliardi),ci fa quasi sentire importanti, perché "...siamo come l'America". I cinesi comprano non solo titoli di stato americani, ma comprano anche titoli di stato italiani, risulta che ne abbiamo comprati anche qualcuno greco, qualcuno portoghese, e ciò non è un fatto negativo. Sinceramente questa storia non la vedo di grandissima importanza se non sul momento in maniera contingente per alleggerire lo squilibrio che c'è tra chi vuole venderli e i pochi che vogliono comprarli.

Ma vendere il debito a un altro Stato non vuol dire, in qualche modo, cedergli anche la sovranità nazionale?

Stiamo parlando del 4 - 5%. Ma anche se fosse al 10% direi che in maniera diretta non è così. Già alcune banche estere hanno titoli di stato italiani, non per questo si può dire che le banche estere abbiano un pezzo di sovranità sull'Italia, certo che quando diventasse questa quota importante, rilevante e forte, le cose cambierebbero. Metti in qualche maniera il creditore in una posizione di forza. C'è una vecchia battuta che dice: se tu hai un debito di 10 mila Euro con la tua banca, tu hai un problema; se tu hai un debito di 100 milioni di Euro con la tua banca, è la tua banca che ha un problema. Nel senso che se un creditore ha troppo credito, poi ha paura anche lui del debitore. E' una situazione dialettica, così come quella che c'è con l'America: è vero che la Cina mi pare possegga circa 1000 miliardi di Euro di debito americano, è un problema per l'America perché la Cina potrebbe venderli, però è anche un problema per la Cina perché se l'America fosse insolvente ci rimetterebbe lei, quindi la situazione è abbastanza complessa da questo punto di vista è doubleface...

Ma quindi questa dei titoli ai cinesi non sarebbe la soluzione ai nostri mali...

Certo che no. Verrebbero comperati dei titoli che sono già in circolazione, e non emessi adesso. I cinesi comprano dei titoli di stato italiani, per esempio i Btp a 10 anni che rendono attualmente circa il 5,5%. Ma è anche sensato che uno possa comprarli visto che rendono il 5,5% anziché l'1,6 % dei titoli di Stato tedeschi, quelli legati all'inflazione, addirittura i Btp a 10 anni italiani rendono il 7,7% lordo a causa dell'inflazione, è tantissimo. Potrebbe anche essere un affare per chi li compra se le cose vanno a posto, la cosa ha un valore tattico semplicemente, non è certo strategico, non è che è la soluzione che i cinesi comprano una parte di debiti già esistente, da qualcun altro che glieli vende, questo può migliorare la situazione di mercato, può far salire il prezzo di questi titoli. Se il prezzo sale è di per sé positivo, perché nelle prossime missioni si fa riferimento a titoli con rendimenti più bassi. Però non è la salvezza dell'Italia.

Cosa si sente di consigliare ai risparmiatori italiani che oggi più che mai temono il default?

Tendo a essere abbastanza ottimista di carattere, però all'insolvenza dello Stato non ci pensa soltanto chi ha 4 soldi, ci pensano in qualche maniera i mercati finanziari, altrimenti i tassi di interesse dei titoli italiani non sarebbero il 4% di più di quelli tedeschi, quindi pensare all'insolvenza dello Stato che ritengo tutt'ora improbabile, non è un'idea folle! Se non ci fosse questo timore, non sarebbero scesi di prezzo i Titoli di Stato italiani, quindi questo timore c'è, il timore di un evento aleatorio che può capitare o può non capitare come tantissime cose nella finanza. Però dobbiamo distinguere due cose: 1) è il rischio di insolvenza, di default dello Stato italiano, a questo punto la soluzione logica è comperare i titoli che non sono dello Stato italiano, magari che non sono neanche italiani, magari neanche di aziende italiane, magari neanche Enel e Eni ma titoli di stati esteri ritenuti a ragione in qualche maniera più affidabili, (in questo caso è facile parlare della Germania). Se invece il timore è soltanto che i prezzi dei titoli crollino, uno aveva un titolo che valeva 95, adesso vale 80, la soluzione c'è in Italia, e c'è nelle città e nei paesi italiani e sono i buoni fruttiferi postali, quelli che sono garantiti dallo Stato. Questi titoli che sono delle cose un po' strane perché non circolano in borsa, non sono quotate non scendono mai di prezzo, in qualunque giorno uno può riscattarli al prezzo, alla cifra che ha investito, riceve sempre la cifra che ha investito.

E i conti deposito che promuovono le varie banche on line?

Beh, anche qui come con i buoni fruttiferi postali il prezzo non scende, ho messo il conto in banca è un conto dove ho messo dei soldi, ci sono gli interessi, il prezzo non scende, non rischio la perdita in termini nominali. C'è il rischio che la banca fallisca? Certo, però c'è una garanzia fino a 100 mila Euro di un fondo interbancario (se vi è una catena di fallimenti delle banche, anche questa garanzia probabilmente non regge), però pensare a una catena di fallimenti delle banche italiane non è tanto diverso da pensare un fallimento dell'Italia. Direi che il vero limite di questi conti di deposito è semmai un altro, cioè che non proteggono nei casi che riparta l'inflazione, o almeno potrebbero non proteggere. Se riparte l'inflazione il loro tasso di interesse non salirà abbastanza da compensarla. I conti deposito non sono assurdi, non sono pericolosi, sono cose sensate, il loro vero limite di fondo per un risparmiatore è che alla lunga non hanno la garanzia nei confronti dell'inflazione. In alcuni anni come il 2008 rendevano di più dell'inflazione, quest'anno qui credo che abbiano reso di meno perché un'inflazione sarà probabilmente 2,6/2,8% che vuole dire che dovevano rendere oltre il 3% lordo. Quello che trovo un po' antipatico invece sono le proposte di vincolo temporale, bloccare i soldi per un anno, due anni, addirittura come propongono molte di queste banche on line. Il conto deposito vincolato a me non piace.


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A causa del crollo dei tassi, i rendimenti passati sono indicativi al contrario. Per stringenti motivi matematico-finanziari le performance future saranno basse o catastrofiche.

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In quanto a previsioni su tassi d'interesse, cambi ecc. faccio mia la battuta di Karl Otto Pöhl, allora governatore della Banca Centrale Tedesca:

«Ich gebe keine Zins- oder Wechselkursprognosen ab, zumindest schon gar nicht für die Zukunft».