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Il risparmio tradito ®

Vicenza. Il segreto dei prestiti all'1%

Pubblicato mercoledì 15 aprile 2015

il Fatto Quotidiano 15-4-2015, p. 14

Molti lamentano quanto sia difficile ottenere prestiti dalle banche italiane. Mica vero: l'anno scorso la Banca Popolare di Vicenza (Bpvi) era dispostissima a concederne a un misero 1% d'interesse, rimborsabili in cinque anni. Però chi l'ha fatto, se n'è pentito. Doveva infatti impiegare i soldi ricevuti per sottoscrivere azioni della banca a 62,5 euro. Peccato che la settimana scorsa essa abbia deciso che valevano più solo 48 euro.

Così chi c'è cascato, registra adesso una perdita intorno al 170% rispetto a quanto finora versato. Evidentemente la banca veneta mira a rinverdire i fasti della salentina Banca 121, che con For You riuscì a produrre risultati nell'ordine del meno 330%.

Per aiutarli a tenere buoni i clienti giustamente inferociti, il vicedirettore della Bpvi Emanuele Giustini s'è rivolto ai "cari colleghe e colleghi" col bollettino interno "noi speciale" (n. 6 del 9 aprile 2015). A pag. 2 vi troviamo una tabella intitolata "Andamento quotazioni banche. Fonte: Bloomberg", che presenta le azioni Bpvi alla stregua di quelle di Intesa Sanpaolo, Unicredit ecc. Ma questo è un inganno, perché i valori riportati per la Bpvi non sono affatto quotazioni, ma mere valutazioni.

Però il discorso riguarda quasi tutte le banche popolari. L'indecenza, già denunciata da altri, è che molti clienti si trovano sul groppone azioni strapagate, ma soprattutto non quotate, che non riescono a vendere a volte per anni e anni. Vengono però sempre taciute le responsabilità della Banca d'Italia. Dove sanno benissimo cosa capiterà quando autorizzano una banca non quotata a emettere nuove azioni, magari perché poco capitalizzata. Ogni mezzo sarà buono per rifilarle ai clienti. Non basta che nel lunghissimo documento ufficiale sia scritto che il prezzo è troppo alto, perché molti risparmiatori si fideranno dello sportellista e lo firmeranno senza leggerlo.

È noto inoltre il cosiddetto potere di moral suasion, ovvero di consigli, sollecitazioni, pressioni ecc. della Banca d'Italia. Perché non l'ha mai usato per porre fine a tale scandalo? Forse perché le sue quote appartengono quasi tutte a banche, al contrario per esempio della tedesca Bundesbank che è statale.


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In quanto a previsioni su tassi d'interesse, cambi ecc. faccio mia la battuta di Karl Otto Pöhl, allora governatore della Banca Centrale Tedesca:

«Ich gebe keine Zins- oder Wechselkursprognosen ab, zumindest schon gar nicht für die Zukunft».