La malsana idea di usare i fondi pensione per soccorrere le banche

25 Luglio 2016 :: Beppe Scienza :: Attualità

Articolo sul Fatto Quotidiano del 25-7-2016 apag. 18

Chi metterebbe spontaneamente i propri risparmi nel Fondo Atlante, lo strumento di salvataggio di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca? Ovviamente nessuno. Analogo discorso per un ipotetico Atlante 2, destinato ad accollarsi crediti deteriorati di banche pericolanti.

S'è invece detto disponibile a convogliarvi soldi il presidente dell'associazione delle casse previdenziali (Alberto Oliveti dell'Adepp), cioè degli enti per la pensione di base, non integrativa, dei lavoratori autonomi. Ma sì, tanto non sono soldi suoi. Sconcertanti poi le condizioni poste, come per esempio l'attribuzione di natura privata alle casse previdenziali, richiesta che non c'entra nulla con la convenienza dell'investimento.

Ma anche da parte di fondi pensioni, in particolare chiusi, c'è disponibilità a dare una mano per salvare istituti di credito, come pure per finanziare infrastrutture e anche imprese private tramite dubbi veicoli finanziari. Perché allora non riportare semplicemente nelle aziende il TFR sequestrato da Prodi nel 2006 col fondo di tesoreria dell'Inps? Perché ciò non permetterebbe di raschiare via soldi con consulenze, provvigioni, intermediazioni e qualche ruberia bell'e buona.

Non per nulla si parla di Nuove Banche per fondi e casse previdenziali, con dirigenti desiderosi di fornire stampelle a chi non si regge sulle proprie gambe. Stampelle finanziate coi soldi destinati alle pensioni, integrative o di base.

Siamo alle solite: i gestori di denaro altrui perseguono in prima istanza interessi slegati da quelli di clienti, aderenti, iscritti ecc. Di questi si preoccupano solo in ultima istanza.

Come può allora un lavoratore proteggere i propri accantonamenti previdenziali? Come sempre i risparmi si difendono innanzi tutto non affidandoli ad altri. Evitare quindi qualsiasi fondo pensione, piano individuale previdenziale o polizza.

Ma ciò non vale per le casse di previdenza dei lavoratori autonomi: professionisti, artigiani, agenti di commercio ecc., con una massa (mal) gestita per altro sui 70 miliardi di euro. Qui la difesa è possibile solo tramite scelte collettive e non individuali. I contributi versati nelle casse sono in grandissima misura obbligatori, per cui il singolo lavoratore non può fare nessuna scelta. Ma gli iscritti alle casse eleggono i loro rappresentanti in tali strutture. E qui parecchie storture andrebbero corrette. Prendiamo per esempio Inarcassa, l'ente degli ingegneri e architetti. Contro i cambiamenti congiurano non solo posizioni incrostate, ma anche una bassa partecipazione al voto, per giunta con alcune stranezze. Già di per sé stupisce che al nord sia del 25% e al sud invece del 46%. Per di più viene segnalato l'inquietante fenomeno di candidati che raccolgono pacchetti di raccomandate di voto. Sarà anche lecito, ma come non pensare a voti di scambio?

Beppe Scienza

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