Polizza vita, quante insidie nascoste nelle promesse di “Valore Futuro”

20 Febbraio 2017 :: Beppe Scienza :: Alla larga dal Risparmio Gestito

Articolo sul Fatto Quotidiano del 20-2-2017 a pag. 18

Facciamo un po’ di educazione finanziaria, ma non come la intendono le banche italiane per abbindolare meglio i risparmiatori, col beneplacito della Banca d’Italia e il supporto di qualche sedicente associazione di consumatori.

Vediamo come smontare una proposta di Alleanza Assicurazioni, comunque non tanto diversa da quelle di altre compagnie. Il prodotto si chiama Valore Futuro e facciamo grazia ai lettori della stucchevole retorica costruita intorno al nome.

Un inesperto viene facilmente tratto in inganno dalle allusioni, dalle espressioni capziose, dalle mezze promesse ecc. di cui abbondano i suoi documenti e pagine web. Chi invece sa leggere fra le righe, ne starà accuratamente alla larga.

Per cominciare è una polizza a vita intera, che già è una vecchia formula insulsa. Priva del tutto o quasi di contenuto assicurativo, è stata riesumata unicamente perché alle compagnie e alle banche fa solo guadagnare soldi, senza impegnarle a nulla.

Per di più si tratta di una complicata combinazione di una assicurazione rivalutabile collegata a una gestione interna c.d. separata e di una polizza agganciata a fondi comuni o simili. Un marchingegno, privo comunque di ogni trasparenza, che capirà a dir tanto lo 0,5% degli italiani.

Sorvoliamo che proclama che “Valore Futuro consente flessibilità in uscita, già a partire dal secondo anno”, per non dire chiaro e tondo che il risparmiatore è incastrato per un anno.

Soprattutto uno legge che esso offre “protezione del capitale” e logicamente si immagina che ciò gli assicuri che recupererà almeno quanto versato. Invece no, perché in realtà si allude solo a “una particolare tecnica di gestione che minimizza le possibilità di perdita del capitale”, frase altisonante ma vuota di significato in assenza di ogni specificazione numerica. È ripetuta in neretto “protezione del capitale” e solo in caratteri più piccoli si legge che essa non garantisce la conservazione del capitale. In pratica, nessuna garanzia di Alleanza o di altri che escluda una perdita totale. Protezione non significa nulla.

Leggiamo anche che “l’ammontare del capitale investito in gestione separata mira a fornire al termine del periodo traguardo un importo almeno pari al premio netto investito”. Di nuovo un obiettivo che Alleanza sbandiera senza nessun impegno contrattuale, imbastito sull’ipotesi implicita di un rendimento del 3,5% annuo per i prossimi anni e decenni. Coi tassi attuali, una previsione campata in aria; e comunque in spregio del limite più basso della delibera n. 157 del 13-10-2015 dell’autorità di vigilanza (Ivass).

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