Il risparmio tradito ® a cura di Beppe Scienza
I danni causati ai risparmiatori da fondi, gestioni e previdenza integrativa.

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I danni causati ai risparmiatori da fondi, gestioni e previdenza integrativa.

Il risparmio tradito ®


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Capire o inveire? Forse i tedeschi non hanno tutti i torti:
“Coronabond, perché la Germania non li vuole”.
post di Beppe Scienza del 1-4-2020 nel blog del Fatto Quotidiano.

Crisi, le paure dei risparmiatori.

Pubblicato sabato 26 novembre 2011

Diciamo la verità: sono proprio tante le paure che assillano i risparmiatori italiani. Da ogni parte si girino, vedono pericoli. Lo stato italiano (e parecchi altri) potrebbero smettere di pagare interessi e rimborsi, le banche potrebbero fallire, i conti correnti essere bloccati ecc. per non parlare di un'uscita dell'Italia dall'euro o della stessa fine della moneta unica.

Tali timori non sono privi di ogni fondamento e non è necessario inventarsi complotti o dare la colpa alla speculazione. Piuttosto è vero, per non farla tanto lunga, che molti stati europei, in compagnia con gli Stati Uniti, sono pieni di debiti e lo stesso vale per molte grosse banche. D'altro canto è tutt'altro che scontato che l'Italia fallisca. Basti dire che "fatica" a fallire persino la Grecia: mani forti (sufficientemente forti?) cercano di salvarla.

Cosa può fare allora chi ha risparmi da parte? Un discorso completo sarebbe molto lungo, per cui mi limiterò a tratteggiare le due soluzioni estreme.

Partiamo dallo scenario peggiore, decisamente apocalittico: crollo dello stato italiano, dell'euro, delle banche e di conseguenza insolvenza anche delle compagnie di assicurazione, blocco dei conti correnti ecc.
In tal caso la sola difesa, a parte gli immobili, sarebbe convertire i propri risparmi in banconote diverse dall'euro: dollari, franchi svizzeri, sterline, yen ecc. Volendo in parte anche in oro e tenere poi il tutto in cassette di sicurezza o murato in casa.

Lo scenario opposto, fortunatamente più probabile anche se non certo, è che i governi cosiddetti occidentali riescano a padroneggiare la situazione, a tenere sotto controllo i debiti pubblici, salvo qualche eccezione (leggi Grecia), a puntellare le banche e superare la buriana, come già riuscirono circa tre anni fa dopo il fallimento della Lehman Brothers; e tutto quanto ne seguì.

In questo caso i prezzi di certi titoli di stato italiani appaiono allettanti:
comprando Btp-i 2,55% 2041 a meno di 65 euro si potrebbe guadagnare anche il 50% oltre l'inflazione. A stemperare facili entusiasmi viene però molto a proposito una frase del protagonista de La coscienza di Zeno: "bisogna ignorare la storia del mondo per poter credere di aver fatto un buon affare col solo acquisto di un oggetto. E' alla vendita che si giudica l'accortezza dell'acquisto".

Si tratterebbe cioè comprare titoli di stato italiani per motivi non nobili, bensì proprio al fine di guadagnare parecchio.

È invece una baggianata la proposta, tanto strombazzata in questi giorni, di comprarli per salvare l'Italia. Ipocritamente applaudita da soggetti come Corrado Passera (prima Banca Intesa, ora Governo Monti) ignora che gli italiani posseggono già molti Bot, Btp, Cct ecc., per giunta anche nelle gestioni e nei fondi pensione.
Ma soprattutto ricorda l'appello a donare l'oro alla Patria nel 1935. È vero che il contesto storico-politico è diverso. Non è comunque un bel precedente: finì molto male.

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In quanto a previsioni su tassi d'interesse, cambi ecc. faccio mia la battuta di Karl Otto Pöhl, allora governatore della Banca Centrale Tedesca:

«Ich gebe keine Zins- oder Wechselkursprognosen ab, zumindest schon gar nicht für die Zukunft».