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La Corte Costituzionale non ferma la tassa occulta sulle "vecchie" lire

Pubblicato lunedì 16 novembre 2015

Il Fatto Quotidiano del 16-11-2015 a pag. 22

Roosevelt e il New Deal, Keynes e gli accordi di Bretton Woods... Quisquiglie rispetto alla genialità bocconiana di Mario Monti, che toccò il suo apice con la norma del decreto Salva Italia per cui immediatamente, senza nessun preavviso, dal 6 dicembre 2011 banconote e monete in lire perdevano ogni valore. La scadenza prevista per la conversione in euro era invece il 28 febbraio 2012.

Una decisione politico-economica di ampio respiro, che la Corte Costituzionale però non ha saputo apprezzare, tanto da dichiararla incostituzionale (sentenza n. 216, depositata il 5-11-2015).

Al che uno si aspetterebbe una riapertura dei termini per il cambio delle banconote ritrovate in qualche cassetto, vestito o nascondiglio a casa propria o di qualche parente deceduto o con problemi di lucidità. Pare invece che il governo lo concederà solo a chi allora si era opposto entro il vecchio termine. Quindi quasi a nessuno. Come dire? Il loden non è più di moda, ma il fare fessi i cittadini-sudditi sì.

Appreso che non valevano più nulla, un poveraccio con qualche biglietto anche da 50 o 100 mila lire di certo non adì le vie legali in quelle poche settimane per qualche decina di euro.

Oltre tutto la decisione di Monti era in larghissima misura un mero artifizio contabile, perché "si poteva prevedere fin dall'approvazione della norma che per la maggior parte delle banconote in lire [...] non sarebbe stata chiesta la conversione" come giustamente è scritto nella sentenza.

In realtà la stortura è già a monte, cioè nel metodo seguito di azzerare il valore delle banconote fuori circolazione, dopo un certo periodo. Agli italiani sembra ovvio, invece è inaccettabile per uno Stato, cui stiano a cuore i diritti dei propri cittadini e magari anche il reciproco rapporto di fiducia.

Restando in Europa, di nuovo la Repubblica Federale di Germania insegna i comportamenti corretti (ma anche l'Austria, il Belgio, l'Irlanda ecc.): le banconote e monete non perdono mai valore. Se fuori corso, la Bundesbank le cambiava nelle nuove serie in marchi; e ora le cambia in euro. Sostituisce addirittura le emissioni della Bank Deutscher Länder, che l'ha preceduta. E perché non dovrebbe?

Già, perché la legge in Italia è diversa? La spiegazione più plausibile è di natura clientelar-sindacale. È vero che la Banca d'Italia, soprattutto con l'euro, ha una pletora di dipendenti inutili: ma perché farli lavorare a sostituire le vecchie banconote e monete, previa verifica dell'autenticità ecc.? Se un poveraccio è distratto, ha l'Alzheimer o è un po' strano, tanto peggio per lui.

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In quanto a previsioni su tassi d'interesse, cambi ecc. faccio mia la battuta di Karl Otto Pöhl, allora governatore della Banca Centrale Tedesca:

«Ich gebe keine Zins- oder Wechselkursprognosen ab, zumindest schon gar nicht für die Zukunft».