Le Venete valgono un regalo da 3,5 miliardi per Intesa

7 Febbraio 2018 :: Beppe Scienza :: Attualità

Articolo su il Fatto Quotidiano del 7-2-2018 pag. 17

Nella memoria comune è consolidato il ricordo che Intesa abbia comprato Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca al prezzo simbolico di un euro. Avrebbe cioè preso in carico debiti e crediti pressoché in equilibrio, con un’operazione presentata come equa. Da parte di Banca Intesa addirittura come una specie di atto eroico per salvare la Patria. Il giornalismo di regime ha annuito con fare compunto.

Però è davvero così? Marco Gallea, docente di materie economiche al Politecnico di Torino, ha rifatto un po’ di conti e da un suo recente articolo su Lavoce.info emerge che la storia va riscritta in modo diverso.

Per cominciare si scopre che 3,5 miliardi dati a Banca Intesa appaiono come una vera e propria liberalità. Non sono un prestito e neppure un aumento di capitale, di per sé possibile anche senza penalizzare gli azionisti di Intesa, che invece così sono gratificati per gli utili della nuova divisione “ex-banche venete” e per la regalia ricevuta.

Indiscutibilmente la risoluzione delle due banche venete contempla pesanti deroghe al codice civile. A carico delle banche in liquidazione sono stati posti non solo il costo degli esuberi, di regola nelle crisi aziendali sostenuto dallo Stato, e le garanzie che Intesa potrà attivare. Ma anche il suddetto supporto finanziario. Dall’analisi di Gallea appare che il reale motivo per cui gli obbligazionisti subordinati rischiano forte di restare con un pugno di mosche è proprio questo, e non una bassa percentuale di recupero dei crediti deteriorati, cosiddetti non performing loan (npl), rimasti in pancia alla banche in liquidazione coatta amministrativa (Lca). La causa risiede proprio in quei 3,5 miliardi graziosamente elargiti a Banca Intesa, senza nulla in cambio, di fatto sulle spalle degli obbligazionisti subordinati (e, al limite, degli azionisti). Ieri Intesa Sanpaolo ha comunicato i conti del 2017, chiuso con un utile di 7,3 miliardi di euro che comprende proprio i 3,5 miliardi assegnati dal Tesoro in seguito all’acquisizione delle banche venete. Una generosità del Governo a carico di altri. Lo insegnava già il Machiavelli: coi soldi altrui sii liberale.

Beppe Scienza

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