Banche venete, e banchette del 2015: gli indennizzi sono davvero per tutti

7 Gennaio 2019 :: Beppe Scienza :: Obbligazioni varie

Articolo sul Fatto Quotidiano del 7-1-2019 pag. 22

Grosse novità nella Legge di Bilancio per il 2019 per i titoli delle due famigerate banche venete, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, e le quattro saltate nel 2015: Etruria, Marche, Cariferrara e Carichieti. Sono l’estensione degli indennizzi a chi aveva obbligazioni subordinate e la rinuncia in generale alla pretesa che il singolo investitore dimostri di essere stato ingannato direttamente dalla banca emittente.

La Legge fa infatti riferimento esplicito al “dovere di disciplinare, coordinare e controllare l’esercizio del credito” e a “violazioni massive degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza”. Il che è un’ammissione implicita che la responsabilità dei danni subiti dai risparmiatori va cercata pure nell’inefficienza o peggio di vari organi di vigilanza e controllo: Banca d’Italia, Consob ecc. Anche per tutto questo, nonché per modifiche retroattive della normativa sui titoli subordinati, gli obbligazionisti si sono trovati con un pugno di mosche. Non certo perché privi della fantomatica educazione finanziaria.

Sono stati vittime d’inganno pure i risparmiatori che hanno comprato obbligazioni già in circolazione, alcune fra l’altro con tagli piccoli, da mille fino a 200 euro. Anch’essi possono accedere agli indennizzi, finalmente chiamati col loro nome e non più col ridicolo termine di ristori.

Manca ancora il decreto ministeriale atteso per fine gennaio 2019, ma l’impianto del costituendo Fondo indennizzo risparmiatori (Fir) è già delineato. Resta sconcertante solo il divieto di farsi pagare l’assistenza prestata a risparmiatori nelle pratiche per l’indennizzo, divieto per giunta solo per i legali e non per commercialisti o consulenti finanziari.

Interessante poi quanto riferisce l’avvocato Matteo Moschini, uno degli attivi rappresentanti delle associazioni nelle trattative col governo. Cioè che, rispetto alla soluzione preferita dalla Lega, ha prevalso quella, senz’altro migliore, propugnata dal Movimento Cinque Stelle e in particolare dal sottosegretario Alessio Villarosa. Il quale nella tutela dei risparmiatori ha voluto non sfigurare rispetto a Giulio Tremonti, che nel 2009 aveva rimborsato azionisti e obbligazionisti di Alitalia in maniera nel complesso paragonabile, cioè al 50% dell’ultima quotazione per le azioni e al 71% scarso del valore nominale per le obbligazioni. Ora sono invece rispettivamente il 30% e il 95%, riferiti più correttamente al prezzo d’acquisto opportunamente rettificato, e ugualmente col limite di 100 mila euro a testa.

Beppe Scienza

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