Il risparmio tradito ® a cura di Beppe Scienza
I danni causati ai risparmiatori da fondi, gestioni e previdenza integrativa.

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Com'erano belli i buoni fruttiferi postali. Li rimpiangeremo molto

Pubblicato lunedì 22 febbraio 2016

Giovedì scorso è venuta meno la più sicura fra le alternative per i risparmiatori italiani. Non infatti vengono più emessi i buoni fruttiferi postali (BFP) indicizzati ai prezzi al consumo, introdotti il 16-2-2006. Nel corso del decennio non pochi hanno saggiamente approfittato di tale soluzione, offerta dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che può andarne fiera. Alcuni anni ne è stato sottoscritto anche il doppio, rispetto ai buoni ordinari a tasso fisso. Ma è inevitabile che un debitore decida lui a che condizioni indebitarsi.

Chi li ha, ovviamente può tenerseli. Anzi, se odia il rischio, farà bene a non riscattarli finché può. È infatti vero che l'aumento dei prezzi non spaventa più e anzi ora desta preoccupazioni il fenomeno contrario. Però nella grammatica degli investimenti non esiste solo il presente e il futuro prossimo. È tutto da vedere se l'inflazione non ripartirà in un futuro neppure troppo lontano. Non dimentichiamo che l'obiettivo dichiarato della Banca Centrale Europea è proprio farla risalire vicino al 2%.

I BFP indicizzati all'inflazione non hanno goduto di buona stampa, spesso denigrati da incompetenti e imbroglioni, a sentire i quali erano inutili. Secondo costoro conveniva prendere altro (magari fondi comuni!) per spostarsi su titoli indicizzati all'inflazione, solo quando essa eventualmente rialzerà la testa.

Nel caso migliore questo è un ragionamento semplicistico. Dovessero infatti manifestarsi fiammate inflattive o anche solo loro avvisaglie, potrebbe essere troppo tardi. Si potranno comprare Btp-i o Btp Italia, ma facilmente i loro prezzi di mercato si saranno già impennati, riducendone l'efficacia contro l'inflazione.

Certamente un investitore prudente può comprare già ora tali Btp. Ma nulla esclude che abbia poi bisogno di smobilizzarli in un momento in cui le loro quotazioni sono scese, se non addirittura precipitate, come nel 2011. Il vantaggio di tutti i BFP, indicizzati o meno, è l'assenza di flessione dei prezzi. Funzionano alla stregua di un conto deposito non vincolato, dove uno recupera in ogni momento tutto quanto ha versato, maggiorato degli interessi già accreditati e capitalizzati. Alcune serie di BFP indicizzati offrono poi rendimenti che ora mandano in solluchero: la serie J19 dà sino al dicembre 2021 qualcosa come il 2,5% annuo composto, a parte l'inflazione (e le imposte).

Beppe Scienza


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Può stupire, ma fu del tutto regolare la riduzione degli interessi del 1986 per i buoni fruttiferi postali in circolazione. Purtroppo molti risparmiatori sono stati trascinati in cause perse in partenza.

I nuovi buoni fruttiferi postali a tre anni rendono a scadenza lo 0,70% annuo lordo. Non è male e sono più sicuri dei titoli di stato.

“Una decisione politica”, “una porcheria” e peggio: sono i giudizi apparsi in Rete sulla recente sentenza della Cassazione sui buoni fruttiferi postali. Niente di tutto questo. Al contrario: una sentenza giusta e, in quanto tale, prevedibile.

In questa intervista, Beppe Scienza, docente di Metodi e modelli per la pianificazione economica presso l’Università degli Studi di Torino, punta il dito contro i prodotti più rischiosi, e parla di fondi comuni, depositi, e obbligazioni Lehman

Il TFR è lo strumento più efficace contro l'inflazione. Il risparmiatore prudente fa bene a prendere in seria considerazione gli investimenti legati al costo della vita.

Tabella di confronto tra buoni fruttiferi indicizzati all'inflazione e ordinari.

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In quanto a previsioni su tassi d'interesse, cambi ecc. faccio mia la battuta di Karl Otto Pöhl, allora governatore della Banca Centrale Tedesca:

«Ich gebe keine Zins- oder Wechselkursprognosen ab, zumindest schon gar nicht für die Zukunft».