È dubbio che convenga investire in oro. In ogni caso è bene non credere alla pubblicità, spesso ingannevole, delle ditte che lo vendono. Non voglio però imporre la lettura del mio recente libro ”Oro, bene rifugio o trappola?”, per cui riassumerò qui gli avvertimenti più importanti.
Inflazione. È sbagliato rivolgersi all’oro per una valida difesa dall’inflazione. A volte ha protetto da essa, a volte no. Funzionò negli anni ’70 del secolo scorso, ma poi causò perdite anche dell’80% in potere d’acquisto. Nessuno conosce le quotazioni future, ma di sicuro sono molto più adatti e più affidabili i titoli e buoni postali indicizzati all’inflazione. Per giunta il trattamento fiscale italiano dell’oro rema contro la sua capacità di proteggere i risparmi in scenari fortemente inflattivi.
Oro finanziario. Per scommettere sulla salita delle quotazioni è sbagliato comprare lingotti o monete. Le commissioni effettive per acquisto e rivendita sono molto maggiori che col c.d. oro finanziario: 2-5% rispetto a 0,2% o meno. In più ci sono scomodità, rischi e costi per trasporto e custodia, assenti con titoli quali gli Etc (Exchange Traded Commodity) o contratti futures sull’oro.
L’oro vero e proprio ha senso come ultima spiaggia in caso di un crac finanzario-valutario mondiale.
Monete meglio dei lingotti. Passiamo quindi all’oro fisico. La pubblicità adesca con belle foto di lingotti, che però fanno gioco soprattutto a chi vende oro. Non sono la scelta migliore, salvo comprare quelli classificati LGD (London Good Delivery) da circa 1,7 milioni di euro l’uno. Vanno benissimo per le banche centrali, molto più di rado per un risparmiatore. Ragionando su cifre molto minori, meglio evitare i lingotti (e soprattutto le medaglie) e indirizzarsi verso monete auree a larghissima diffusione: sterline, krugerrand, marenghi ecc. Si rischieranno meno difficoltà all’atto della vendita.
Dove tenerlo. Alcuni lasciano l’oro comprato in deposito dai venditori: Orovilla, Italpreziosi, Banca Intesa, Bullion Vault ecc. È una scelta insensata. Per tenere oro presso altri, tanto vale investire in quello finanziario: Etc ecc. Avere poi in deposito lingotti all’estero, come accade con alcuni intermediari, impone di inserirli ogni anno nella dichiarazione dei redditi. Un obbligo sgradito e spesso disatteso, perché subdolamente non evidenziato.
Beppe Scienza


