Si chiama “decumulo”, però in realtà si accumulano solo costi, spese e penali

3 Aprile 2017 :: Beppe Scienza :: Alla larga dal Risparmio Gestito

Articolo sul Fatto Quotidiano del 3-4-2017 a pag. 22

Il Devoto-Oli non lo riporta; e neppure altri dizionari della lingua italiana più recenti. Cosa mai è il decumulo, che anche il programma di scrittura insiste a segnalarmi come errore? È una delle ultime invenzioni per prendere in giro i risparmiatori. Il vocabolo appare infatti nei regolamenti di alcuni prodotti finanziari, come BG Stile Libero di Banca Generali, e designa un flusso periodico di soldi proposto a chi ingenuamente vi investe quanto ha da parte. Può essere addirittura un 5% annuo. Inevitabile che invogli a pensare che si tratti del reddito della somma versata, rigirato all’investitore, così come le cedole di un’obbligazione sono gli interessi pagati al sottoscrittore.

L’ingannevole neologismo induce a crederlo: interessi, dividendi ecc. si accumulano nel fondo e una parte viene tolta dal cumulo. Ma non è così, perché quel 5 o altra percentuale è del tutto slegato dalla performance dell’investimento, che può esser nulla, negativa e anche catastrofica. Nei quali casi viene intaccato il capitale, magari già decurtato da pesanti perdite.

Ancor più subdolo è il prodotto di una società di Unicredit e Allianz e cioè Life Income 360. Leggiamo infatti che “il contratto prevede la corresponsione di importi periodici […] commisurati ai proventi che il fondo interno Creditras Income 360 si propone di ottenere nel tempo”. L’espressione “commisurati ai proventi” richiama alla mente che vi sia un legame con quanto renderà il fondo. Invece quanto si riceve è totalmente slegato da quanto renderà (o srenderà, ovvero perderà) il fondo. Quel 3,6% è quanto “si propone di ottenere” e se non l’otterrà, ciccia! Peggio per quei poveracci che si sono lasciati convincere a mettere i loro risparmi in roba simile. Anzi, si può scommettere che otterrà ben meno. Ai risparmi ingenuamente impiegati in tal modo di regola vengono infatti sottratti dall’emittente subito un 1,5% e poi l’1,75% l’anno, inoltre fino a un altro 2,5% dai fondi comuni dove vengono riversati (il solito subappalto di gestione della previdenza integrativa). Se poi uno ha bisogno di quel capitale dopo qualche mese, esso viene alleggerito di un bel 3,8%.

Ecco cosa si accumula: non i proventi, non gli interessi, non i rendimenti. Bensì i costi, le spese, le commissioni, le provvigioni e le penali. Per cui la conclusione è sempre la stessa: evitare tutti i prodotti finanziario-assicurativi attualmente proposti, senza perdere tempo a leggerne i regolamenti. Abbiamo capito l’antifona.

Beppe Scienza

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bg-stilelibero_banca-generali.pdf bg-stilelibero_banca-generali.pdf (1.21 MB)

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