Torna l'inflazione? Come difendersi tra Btp, libretti postali e il vecchio Tfr

30 Aprile 2018 :: Beppe Scienza :: Difesa dall'inflazione

Articolo sul Fatto Quotidiano del 30-4-2018 pag. 18

Tre volte nell’arco del Novecento l’inflazione o, per essere più precisi, i rendimenti reali negativi, hanno massacrato in Italia i risparmi investiti titoli di Stato e obbligazioni. Con la Prima Guerra Mondiale, con la Seconda e con gli choc petroliferi degli anni ‘70. Ora c’è l’euro, ma il futuro resta imprevedibile.

Fra l’altro l’attuale situazione ha un che di paradossale: l’inflazione bassissima o addirittura negativa appare deprecabile per lo sviluppo economico. In ogni caso ha senso, volendo essere prudenti, cercare qualcosa di difensivo per l’eventualità che si realizzi anche solo l’obiettivo della Banca Centrale Europea di farla salire vicino al 2% o che addirittura la dinamica dei prezzi sfugga di mano. Il grande vantaggio per i risparmiatori, rispetto ai brutti frangenti passati, è che ora esistono impieghi indicizzati ai prezzi al consumo per contratto o addirittura per legge. Inoltre Btp-i, Btp Italia e gli analoghi titoli tedeschi (Bund-ei) o francesi (Oat-ei) sono accessibili a partire dai mille euro in su. Per ragionare in concreto i Btp Italia 0,35% ottobre 2024 ai prezzi attuali sui 102,5 euro rendono a scadenza circa proprio quanto sarà l’inflazione da adesso all’estate 2024 (c’è un ritardo nelle rilevazioni di un paio di mesi).

Altre proposte invece sono da evitare. Per cominciare fondi comuni e sicav, pur specializzati in titoli reali, perché restano strumenti opachi, che sottraggono ogni controllo sui propri soldi. Discorso analogo, anche se un po’ stemperato, per gli Etf, che ugualmente comportano costi che non merita sobbarcarsi. Ma soprattutto con fondi, sicav, Etf ecc. vanno perse tutte le garanzie di rendimento, che si hanno possedendo direttamente Btp Italia, Bund-ei ecc.

Ancora meglio, per la difesa dalle perdite di potere d’acquisto del denaro, funzionano però due altre cose. La prima sono quelle specie di conti deposito liberi, che rispondono al nome di buoni fruttiferi postali. Peccato che quelli indicizzati all’inflazione, ottimi per chi già li ha, attualmente non vengano più emessi.

L’altra è il Trattamento di Fine Rapporto (TFR): il più sicuro di tutto gli impieghi previdenziali col solo limite di essere alquanto rigido. Anzi, diciamolo pure, di essere una forma di risparmio forzoso. Garantisce però al 75% il potere d’acquisto delle somme accantonate, è tetragono ai crolli di Borsa e in più rende l’1,5% annuo, seppure lordo. Nessun fondo pensione o pip contempla tali garanzie, neppure le linee cosiddette garantite.

Beppe Scienza

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