Gli speculatori come gli untori. Incolpevoli fino a prova contraria

26 Novembre 2018 :: Beppe Scienza :: Attualità

Articolo sul Fatto Quotidiano del 26-11-2018 pag. 22

Speculatori fa rima con untori, con somiglianze non solo fonetiche. Come i fantomatici untori erano incolpati di diffondere la peste, così con ogni crisi finanziaria ritornano puntualmente le accuse alla speculazione. Nel primo caso, incomparabilmente ben più grave, le accuse erano prive del pur minimo fondamento. Nell’attuale fattispecie di calo dei prezzi dei titoli di Stato italiani, le cause vere sono altre.

Il termine speculazione, in ambito economico e non filosofico, ha una connotazione chiaramente negativa ma un significato vago; e una forte venatura complottistica. Chi sarebbero questi infami speculatori? Persone o società che vendono pesantemente titoli italiani, per farli scendere e ricomprarli poi più bassi. Qualche caso ci sarà anche, ma quali testimonianze e soprattutto dati provano che il fenomeno sia determinante o anche solo rilevante? Nessuna e nessuno.

È un fatto che l’ultima offerta di Btp Italia ha raccolto poche sottoscrizioni. Ma la speculazione non c’entra nulla: è dipeso dalla latitanza dei risparmiatori.

Innumerevoli domande di lettori e ascoltatori, commenti on line ecc. testimoniano diffusi timori che i tassi sui titoli di Stato possano ancora salire e quindi i prezzi scendere. Ciò trattiene dal comprarli e spinge i più ansiosi a venderli. Ma ciò non s’inquadra in una perfida macchinazione per abbatterne le quotazioni. Più banalmente dipende da preoccupazioni, più o meno fondate.

Merita comunque fare presente che gli analoghi titoli del Tesoro americani nello stesso periodo sono scesi grosso modo come, per esempio, il Btp 2% 1-2-2028, passato dai 99,5 euro di febbraio a circa 90,5 attuali. Una perdita sul 7% lordo al netto degli interessi, significativa ma non catastrofica. Il motivo della risalita dello spread e calo dei prezzi dei Btp, le due facce della stessa brutta medaglia, è l’aumento dei timori che l’Italia finisca come l’Argentina o la Grecia. Cioè, in termini rozzi ma icastici, che fallisca. La cosa è improbabile e comunque prima che salti l’Italia è presumibile che salti il governo; e arrivi un altro governo di salute pubblica.

Il rischio di fondo per l’Italia, col suo enorme debito, è sempre che l’aumento dei tassi renda gravose l’emissioni di nuovi titoli, ciò accresca la sfiducia, quindi lo spread e dunque di nuovo il rifinanziamento; e che tale circolo vizioso si rialimenti. In tal senso, ben più che l’oscura speculazione, possono contribuire gli allarmismi di politici e mezzi di comunicazione.

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