Il risparmio tradito ® a cura di Beppe Scienza
I danni causati ai risparmiatori da fondi, gestioni e previdenza integrativa.

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Il risparmio tradito ®

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I risparmiatori stiano tranquilli e puntino su titoli a rischio zero

Pubblicato domenica 10 luglio 2011

Intervista a Panorama.it (10 luglio 2011)

Quanto rischia l'Italia sotto l'attacco della speculazione? Quanto è critica la situazione dei suoi titoli di Stato visto lo spread record tra Bpt e Bund tedeschi arrivato oltre i 260 punti? Siamo destinati a fare la fine della Grecia?

“Assolutamente no – spiega a Panorama.it l'economista Beppe Scienza, autore de “Il risparmio tradito” pubblicato nel 2009, l'anno dello scoppio della crisi economica internazionale – Nonostante il momento di forte difficoltà, non saremo costretti a venderci tutto quello che abbiamo in banca e a nascondere i soldi sotto il materasso”.

Una sicurezza dovuta al fatto che a differenza della Grecia, il cui debito pubblico è aumentato negli ultimi 5 anni del 10-15% all'anno, “in Italia il debito pubblico negli ultimi venti anni si è mosso comunque nella fascia tra il 100 e il 120% e non presenta un andamento altrettanto preoccupante di quello greco”.

I segnali, tuttavia, sono contraddittori e secondo gli esperti sarebbe proprio questa altalena di informazioni un giorno negative e quello dopo più rassicuranti a mandare in crisi gli italiani che non capiscono se siamo o no fuori dalla recessione con il rischio, parola dello psicologo di “family business” Vito Frugis, che “l'individuo si chiuda sempre più in se stesso, nel privato della sua casa, incapace di rischiare e di essere artefice della propria esistenza”.

Basteranno, infatti, i sacrifici imposti dalla manovra economica per riequilibrare il nostro deficit entro il 2014 a fronte delle difficoltà dei titoli di Stato? “Dal momento che una delle uscite dello Stato è costituita dagli interessi che si pagano sul debito – spiega Beppe Scienza - se per riuscire a rinnovare i titoli che scadono si è costretti a pagare interessi più alti, senz'altro esiste il rischio di mancare il pareggio del deficit indicato dalla manovra”. Cosa dovrebbero fare, allora, il ministro Tremonti e le banche nel breve periodo per contrastare l'azione speculativa internazionale che sta colpendo l'Italia? “Nessun consiglio a governi e banche centrali che intanto non lo prenderebbero mai in considerazione. Piuttosto mi interessa rivolgermi ai risparmiatori”. Proprio loro, l'anello debole della catena, quelli che gli psicologi ritengono più esposti alla crisi e meno dotati degli strumenti per resistere alla fluidità del momento.

“Non c'è bisogno di drammatizzare, la situazione è ancora sotto controllo – assicura l'esperto di risparmio dell'Università di Torino -

Una cosa, per esempio, che resta molto valida per i risparmiatori sono i buoni fruttiferi postali, che non sono emessi dallo Stato ma sono garantiti da esso, perché sono i soli titoli che non scendono mai. Allora, dal momento che io ritengo tutto sommato poco probabile il crac finanziario dell'Italia, ma non escludo affatto che i titoli scendano ancora di prezzo, penso che il migliore investimento sia quello sui titoli per i quali è garantito che l'emittente se li ricompri al prezzo di emissione più gli interessi”.

Meglio, dunque, evitare del tutto i titoli offerti dalle banche? “I titoli bancari li eviterei quasi sempre. Mentre invece, per quanto riguarda i titoli statali, suggerisco di rivolgersi ai Cct vecchio stile, quelli indicizzati ai Bot e non all'Euribor. Se infatti peggiora la situazione e aumenta la sfiducia nei confronti del debito pubblico italiano, mentre l'Euribor sta fermo i Bot salgono e con esso le cedole. Posso infine consigliare, ma questo vale sempre e non solo adesso, tutti i titoli legati all'inflazione, i Bpt, che danno sicuramente una maggiore tranquillità”.


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In quanto a previsioni su tassi d'interesse, cambi ecc. faccio mia la battuta di Karl Otto Pöhl, allora governatore della Banca Centrale Tedesca:

«Ich gebe keine Zins- oder Wechselkursprognosen ab, zumindest schon gar nicht für die Zukunft».