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Non lasciamo l’educazione finanziaria ai soliti banchieri

Pubblicato mercoledì 17 ottobre 2018

Articolo su Il Fatto Quotidiano del 17-10-2018

Ottobre 2018 è il mese dell’educazione finanziaria. Anzi la Presidenza del consiglio dei ministri - e poi dicono che Giuseppe Conte non fa nulla - lo annuncia come il primo mese dell’educazione finanziaria. Chiara allusione che altri ne seguiranno; e, uno l’anno, in questo secolo ce ne starebbero altri 81, nell’intero millennio molti di più.

Si tratta di una nuova deprecabile iniziativa del Comitato governativo per l’Educazione Finanziaria (Edufin), che è un’invenzione del 2016 di governo ed economisti di regime per ribaltare sui risparmiatori responsabilità delle istituzioni. Se hanno perso soldi coi crac bancari, non c’entrerebbero nulla i controlli e la vigilanza inefficaci (o peggio). La colpa è dei cittadini ignoranti in materia.

In effetti Edufin era già riuscito a spendere una barca di soldi per il sito www.quellocheconta.gov.it. Una roba che non sarebbe diversa se uscita da un’agenzia di pubblicità in quota banche e risparmio gestito (il Fatto Quotidiano 29-4-2018).

Ricordiamo che alla testa del comitato siede Annamaria Lusardi che in effetti in tempi non sospetti, ancora in America, aveva dichiarato che l’educazione finanziaria non dev’essere lasciata in mano alle banche, vedi l’intervista a pag. 11 del Sole 24 Ore del 18-9-2010. Perché “sarebbe come mettere le volpi a guardia delle galline”. Non si capisce bene come propositi così buoni si concilino coi principali soggetti che, a parte Banca d’Italia e Consob, in questo mese offrono in maniera massiccia educazione finanziaria. Vediamoli uno a uno.

1. Feduf, emanazione di una settantina di banche, fra cui due molto esperte nel consigliare i loro clienti, cioè Veneto Banca e la Banca Popolare di Vicenza, poi pudicamente tolte dall’elenco. I loro dipendenti hanno rifilato ai clienti proprie azioni a prezzi stratosferici, nonché obbligazioni subordinate, le une e le altre diventate carta straccia. Bella educazione finanziaria! 2. Il cosiddetto Museo del Risparmio, che appartiene in tutto e per tutto a Banca Intesa.

3. Anasf, Associazione nazionale dei consulenti finanziari, denominazione di cui in Italia possono fregiarsi anche agenti di commercio ovvero venditori, che ovviamente non insegneranno ai risparmiatori a fare da sé, perché si darebbero la zappa sui piedi. 4. Noi&Unicredit, che è un accordo fra banca Unicredit e 13 associazioni di consumatori. Si nota l’assenza di Adusbef.

5. Una cosa che pomposamente si presenta come Global Thinking Foundation. In realtà è milanese, ma mica ci abbassiamo a usare l’italiano.

Essendo molto presente, però generalmente quasi sconosciuta, saremmo curiosi di sapere chi la finanzia. Peccato che il suo sito non lo riporti. Ne faremo a meno, bastano nomi e posizioni di vari suoi amministratori e consulenti, per capire l’aria che tira: Alberto Garroni, gruppo Intesa-Sanpaolo; Luciano Turba, Ubi Banca; Giuseppe Attanà, consigliere di società nel gruppo Intesa-Sanpaolo; Gregorio De Felice, idem; Enrico Dameri, consigliere di una sim ecc. Abbiamo capito: anche qui è tutto un pullulare di dirigenti bancari per perseverare nel metodo: l’educazione finanziaria affidata a banche, banchieri e bancari.

Il comitato Edufin elenca, una più una meno, 306 iniziative di cosiddetta educazione finanziaria per l’ottobre 2018. In più del 50% - ne abbiamo contate 157 - troviamo, da soli o con altri, i soggetti sopra elencati o comunque banche, fondi o enti previdenziali ecc. Tutti in insormontabile conflitto d’interessi coi risparmiatori. Perché infatti finanzierebbero iniziative, se non per un tornaconto, diretto o indiretto, loro o di chi li finanzia? Banca Intesa, Unicredit, Ubi Banca non sono onlus. E se danno soldi a onlus o fondazioni, lo fanno per trarne profitto. Per giunta è un calcolo per difetto, perché anche dietro a molte iniziative locali c’è d’aspettarsi un venditore d’investimenti che poi interviene per portare acqua al proprio mulino.

Viceversa meno del 2% delle iniziative rimandano ad associazioni di risparmiatori, sole o con soggetti neutri.

Ma il sito di Edufin aveva rivolto un caloroso invito: “Ad ottobre partecipa anche tu al Mese dell’Educazione Finanziaria 2018". Uno ci ha provato e non l’ultimo arrivato, bensì Antonio Tanza, presidente dell’Adusbef, ma soprattutto rappresentante delle associazioni di consumatori nel Comitato Edufin. Tentò infatti di organizzare qualche iniziativa di informazione finanziaria, chiedendo un modesto contributo a Edufin stesso, che non dovrebbe trovarsi in ristrettezze economiche, vista l’esorbitante cifra spesa già solo per il sito (750 mila euro). Il preventivo era di mille euro a iniziativa, comprendendo sala, rimborso spese e piccolo gettone (200 euro lordi), materiale didattico, attività di comunicazione ecc. Ci provò, ma dovette soccombere a fronte di un intenso fuoco di sbarramento burocratico. Riferisce in particolare della pretesa che indicesse gare d’appalto per rimborsare i biglietti ferroviari per i relatori. Al che ci ha rinunciato. E come dargli torto? Vista dunque la maggior parte delle iniziative, l’ottobre 2018 appare come il mese non dell’educazione finanziaria, bensì del lavaggio del cervello dei risparmiatori.

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