Il risparmio tradito ® a cura di Beppe Scienza
I danni causati ai risparmiatori da fondi, gestioni e previdenza integrativa.

Il Risparmio Tradito ® a cura di Beppe Scienza
I danni causati ai risparmiatori da fondi, gestioni e previdenza integrativa.

Il risparmio tradito ®


Pensioni integrative, la regola è sempre “prendi i soldi e scappa”

Pubblicato lunedì 26 giugno 2017

Articolo sul Fatto Quotidiano del 26-6-2017 a pag. 18

La “Relazione per l’anno 2016” della Covip, organo di vigilanza per i fondi pensione, presta il fianco ad alcune critiche. Soprattutto per l’impostazione smaccatamente a favore della previdenza integrativa: il ruolo della Covip è controllarla, non promuoverla. La stampa italiana l’ha invece accolta con le consuete grida di giubilo. Ad esempio per i 251 mila nuovi iscritti ai fondi sindacal-padronali, tacendo che per tre quinti si tratta di iscrizioni coatte. Oppure per i rendimenti leggermente superiori al TFR, sorvolando sui rischi molto maggiori.

Per non fare cosa sgradita all’industria parassitaria del risparmio gestito, nessun giornalista o economista ha ripreso altri dati della relazione. In particolare il numero irrisorio di quanti, arrivati l’anno scorso all’età della pensione, hanno scelto la rendita vitalizia anziché un capitale in un’unica soluzione. Per i fondi chiusi sono state 149 persone rispetto a 21.100, per i fondi aperti 277 rispetto a 7.000, per i piani individuali pensionistici (pip) 74 rispetto a circa 19.800, ovvero meno dello 0,5%. Nel complesso il 99% prende i soldi e scappa. Solo l’1% preferisce la tanto decantata e strombazzata pensione di scorta.

Libere scelte individuali, è l’obiezione più facile. Senza dubbio; e anche scelte sagge, perché optare per una rendita vitalizia di una compagnia d’assicurazione è molto pericoloso, per chi vivesse a lungo.

Il punto però è un altro e riguarda i circa 7,8 milioni di italiani iscritti a qualche forma previdenziale, nella maggior parte dei casi per una decisione più o meno libera. Durante la fase d’accumulo, cioè quella dei versamenti, è pacifico che un fondo pensione è gestito come un fondo comune d’investimento. Lo ammette a denti stretti anche l’industria del risparmio gestito, che però non gradisce che lo si dica. Per cui la rendita vitalizia si riduce a essere il solo aspetto previdenziale dei vari insulsi prodotti gabellati come la soluzione ideale per integrare o addirittura avere una pensione.

Ma perché allora uno ha sottoscritto un fondo pensione o un pip? Nel caso migliore, si fa per dire, per uno o più dei seguenti motivi. Primo, come forma di elusione fiscale. Secondo, per scommettere il proprio TFR sui mercati finanziari. Terzo, per ricevere un po’ di soldi a danno dei propri compagni o colleghi di lavoro. Nel caso peggiore, perché è stato truffato.

In ogni caso i numeri sul rifiuto generalizzato della rendita vitalizia sono un’ulteriore conferma del fallimento della previdenza integrativa in Italia.

Beppe Scienza


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Molti giornali hanno scritto "Fondi pensione battono 7 a 1 il TFR". E' falso, ma è l'organo di vigilanza stesso (Covip) che abbellisce i risultati, persino in Parlamento"

Notizie Tiscali ha chiesto a Beppe Scienza di spiegare a voce perché sono falsi (e gonfiati) i rendimenti dei fondi pensione pubblicati dal Sole 24 Ore in prima pagina:

TESI DI LAUREA del candidato Livio Nervo, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO FACOLTÀ DI ECONOMIA - Relatore: Prof. Giovanna Nicodano - Correlatore: Prof. Beppe Scienza

Smentiti i consigli della ditta Altroconsumo a favore della previdenza integrativa.

Il regolamento autorizza di fatto quasi il 40% di titoli non quotati, per esempio cattive obbligazioni bancarie, e permette il 20% in fondi chiusi o in fondi speculativi (o hedge). Tutte cose che cozzano con ogni finalità previdenziale.

Smontati i rendimenti gonfiati sui 10 anni di previdenza integrativa del Sole 24 Ore.

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In quanto a previsioni su tassi d'interesse, cambi ecc. faccio mia la battuta di Karl Otto Pöhl, allora governatore della Banca Centrale Tedesca:

«Ich gebe keine Zins- oder Wechselkursprognosen ab, zumindest schon gar nicht für die Zukunft».